Gen 04

Bullismo... I diversi tasselli del puzzle

Davvero è così differente la personalità del bullo da quella della vittima?

La vittima e il bullo, due personalità diverse, vittima e carnefice, diametralmente opposte nei modi di agire e reagire, ma le fragilità e le difficoltà che ciascuno di essi nascondono non sono poi così differenti.

Il bullismo nelle sue varie forme rappresenta l’urlo silente e ingoiato di richieste, bisogni e attenzioni.  Questo fenomeno manifesta difficoltà socio-relazionali sia dei "BULLI" che cercano di prevalere sugli altri con la violenza fisica o verbale, umiliando e insultando i più deboli, ma anche delle "VITTIME" che per paura sono costretti a subire, emarginandosi sempre di più.

Nel bullismo c’è un ruolo fisso: il bullo è sempre lo stesso, la vittima pure, e questo nel tempo può essere molto dannoso per entrambi. La vittima impara via via ad entrare in questo ruolo che modifica l’immagine che ha di sé, incomincia a chiedersi che cos’è che non va, perché se la prendono con lei. Diminuisce l’autostima e aumenta la solitudine.

Il bullo spesso evoca l’immagine di un ragazzo trasandato, grosso per la sua età, che strattona i più piccoli per prendersi le caramelle. La vittima  evoca invece l’immagine di un bambino timido, minuto, una “pappamolla” o un “mammone”. Ma questi sono stereotipi, il fenomeno colpisce chiunque. Il bullo ha successo nei confronti della vittima e questo lo porta a ripetere tali comportamenti, a provare gratificazione negli atti violenti e alla fine a consolidarsi nel ruolo.

Il bullismo può esprimersi attraverso varie forme:

  • VERBALE:  prese in giro, minacce, insulti   
  • FISICO: aggressioni, tormenti
  • PSICOLOGICA: esclusione, maldicenza
  • CYBERBULLISMO: attacco ripetuto e sistematico attraverso internet e i social media;

Le cause degli atteggiamenti aggressivi tipici di questo fenomeno sono da ricercare non solo nella personalità dei giovani bulli, ma anche nella sfera familiare, scolastica e istituzionale. La struttura familiare non è  sempre un solido riferimento indistruttibile: gli schemi educativi sono precari e lontani dalle esigenze dei bambini e degli adolescenti. Gli stereotipi imposti dai mass media e dalla società di oggi  sono troppo disattenti alle relazioni sociali.

Ci sono ragazzi più aggressivi di altri e di questo occorre tener conto, ma l’aggressività non è una pregiudiziale perché questa forza vitale, se educata, può dare origine a qualità positive.  Spesso vi sono  modelli violenti, che  a volte si trovano in famiglia, come quando i padri incitano i figli a sapersi difendere, a non farsi mettere sotto, a volte gli insegnano come si fa, oppure esplicitamente gli dicono di non essere violenti e a livello implicito, con un linguaggio non verbale, con le azioni, con le approvazioni e le disapprovazioni, si insegna l’opposto.

Una gran quantità di scene di violenza  i ragazzi  li trovano sugli schermi. I videogiochi possono essere belli, educativi ed intelligenti, ma  molti di loro hanno come tema la violenza. I ragazzi hanno bisogno di regole, da soli non riescono ad orientarsi.

I comportamenti sintomatici, a volte devianti, non sono l’effetto  di come i genitori di comportano con i figli, sarebbe riduttivo pensare ciò.  Le azioni sono la conseguenza di un concatenarsi di fattori, di malesseri che sono innescati da molte situazioni, ma non sono isolati dal contesto in cui l’individuo si inserisce.
I figli  non sono abituati alla comunicazione del loro vissuto emotivo ed affettivo: è necessario che siano i genitori ad insegnarglielo. È importante osservarli, cercando di intuire i loro disagi, parlarne e rassicurarli.